FIES al di là del ponte_ performance|experimental theater

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personal speeches / visionaries

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Quando sai di ritornare sale una strana emozione, un misto tra spaesamento, piacere e la paura di varcare un limite.

Quando sai di ritornare ti vesti d’essenza, di quella tua davvero, perché lì troverai la tua stessa lingua, non avrai bisogno di dare spiegazioni o nasconderti per mimetizzarti.

Quando sai di ritornare sai che ritroverai i sorrisi e gli abbracci di chi a volte ti sa mettere a disagio perché ti guarda dentro scuotendoti.

Quando arrivi sai che tra te e quel luogo c’è un ponte. Attraversarlo vuol dire arrivare in un’altra dimensione in cui tutto ciò che immagini può divenire realtà.

Lo attraversi, camminando sopra l’acqua che in piena scorre.

Sei arrivata dall’altra parte e non hai più voglia di voltarti indietro perchè sai che da lì inizia la magia:

CENTRALE FIES

MOTHERLODE

When you know you go back, a strange emotion rises, a mixture of bewilderment, pleasure and fear of crossing a boundary.

When you know you go back you get dressed in essence, what its really you you, because there you will find your own language, you will not need to explain or to hide to camouflage yourself.

When you know you go back, you know you will find the smiles and hugs of those who sometimes are able to make you feel uncomfortable because he looks inside you, shaking you.

When you arrive you know that between you and that place it is a bridge. Cross it means to get to another dimension where all that images can become reality.

Through it, walking on the water that flood flows.

When you get on the other side you have no desire to look back because you know that from there the magic begins.

1 commento

  1. Cara Roberta, personalmente trovo che le tue parole e le tue immagini siano molto più poetiche, commoventi e artistiche di molte cose viste direttamente là…lo stesso luogo che ti ha ispirato ma dove io respiravo più la supponenza dell’ “essere artista” (cioè del discutibile gusto dell’eccentrico a tutti i costi) … Credo che il vissuto colori ogni luogo delle sue sensazioni.
    Io, non avendo ricordi da far riemergere con cui dipingere le mie visioni, e disturbata emotivamente dalle chiacchiere mentali… Ho preferito farmi colpire, dapprima, dal giganteggiare delle strutture architettoniche e, poi e soprattutto, farmi ammaliare dalla natura che le avvolgeva. Una Natura sublime, magica nella sua luce lunare, spiazzante nella sua spontanea bellezza. E…in quella contemplazione trasalivo, accorgendomi che era pure sfacciatamente in intimità con quelle stesse strutture e attività umane, assolutamente incurante dal dover formulare qualecchessia giudizio su di esse….come invece si affannava a fare, fin lì, la mia mente.
    .
    grazie. L.

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